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Il successore «Sarà il mio secondo…»

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Il successore «Sarà il mio secondo…»

«Don Albera non solo ha superate, quelle difficoltà, ma ne supererà tante altre, e sarà il mio secondo…»

Don Bosco aveva un fiuto straordinario per gli uomini. È uno dei suoi tanti segreti. Sapeva che sotto l’apparenza riservata e mite di Paolo Albera si celavano un animo adamantino e una volontà d’acciaio. Perciò nell’ottobre del 1871, lo inviò ad aprire una nuova casa a Genova, nel sobborgo di Marassi. Il giovane prete aveva appena 26 anni, e il compito avrebbe fatto tremare chiunque.

Come don Bosco

Lui pensò di portare con sé qualche centinaio di franchi per far fronte alle prime spese indispensabili e ne chiese l’autorizzazione a don Bosco. Il buon padre lo guardò sorridendo e si fece consegnare il denaro. Gli restituì quel tanto che gli era necessario per pagare il viaggio a sé e ai suoi compagni, dicendogli: «Va’ tranquillo! Per domani ci penserà il Signore!»

Don Albera capì perfettamente il messaggio di don Bosco. Da quel momento, per tutta la vita, si abbandonò completamente alla Provvidenza. Come don Bosco. E il Signore per mezzo di molte caritatevoli persone venne talmente in soccorso al nuovo Istituto, che l’anno appresso poté essere trasportato in una più ampia e comoda sede a Sampierdarena con uno sviluppo che stupisce ancora oggi. Qui divenne anche la sede di un’altra opera fondata dal Venerabile per dare alla Chiesa presto molti e buoni preti, intitolata: Opera di Maria Ausiliatrice per le Vocazioni degli adulti allo Stato Ecclesiastico.

«Oh sì, don Albera ci sarà di grande aiuto!»

C’erano delle difficoltà, naturalmente, ma a chi gliele riferiva, don Bosco rispose: «Don Albera non solo ha superate, quelle difficoltà, ma ne supererà tante altre, e sarà il mio secondo…» Non finì la frase, ma passandosi una mano sulla fronte stette come assorto in una visione lontana, poi proseguì: «Oh sì, don Albera ci sarà di grande aiuto!»

Presente alla conversazione c’era un giovane ventenne, che divenne salesiano e sacerdote e divenne il terzo successore di don Bosco: don Filippo Rinaldi. Don Bosco era come un albero magnifico che estendeva rami poderosi. Il futuro dell’opera salesiana cresceva intorno a lui.

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